Short Booknotes

VINCENZA FERRARA, Arte come strumento per la formazione in area medica e sanitaria,
Aracne Editrice, Ariccia (RM), 2020, ISBN 978-88-255-3234-0

Fresca di stampa, questa pubblicazione, edita nella collana La Materia della Bellezza, è
opera di Vincenza Ferrara, Responsabile Laboratorio Arte e Medical Humanities - Facoltà
Farmacia e Medicina – Sapienza, Università di Roma.
Forte di una formazione storico-artistica e di didattica on line, Vincenza Ferrara propone
una riflessione pluridisciplinare sul rapporto tra Arte e Medicina: si tratta di un binomio che
ha suscitato interesse da sempre, da quando cioè, Seneca tradusse nell’aforisma
ippocratico il termine greco τέχνη (techne) con l’espressione latina ars.
La medicina è Arte o Scienza?
In questi ultimi anni, il dibattito, però, è virato più decisamente verso un altro approccio,
che considera le arti figurative una strategia utile ad implementare la medicina clinica,
attraverso il potenziamento dell’osservazione, che, a sua volta, può supportare le abilità
per una diagnosi gestaltica.
Vincenza Ferrara prende avvio da un sommario excursus sul rapporto tra Arte e Anatomia,
per poi affrontare i vari ambiti in cui le arti figurative possono costituire un documento per
la ricostruzione della storia della medicina, dell’assistenza, del rapporto medico-paziente,
della presenza di determinate malattie, caratterizzanti la patocenosi del passato.
Non solo: la familiarità con le opere d’arte può costituire una spinta importante per
potenziare l’empatia, attraverso l’esercizio delle Medical Humanities, che fanno ormai
parte di numerosi curricula nei Corsi di Laurea dell’area sanitaria.
Le Arti figurative, infatti, rivestono un ruolo formativo importante, soprattutto se applicato in uno schema laboratoriale, come fa Vincenza Ferrara nel Laboratorio di Arte e Medical
Humanities, presso la Facoltà di Farmacia e Medicina della Sapienza Università di Roma.
La modalità di lavoro in équipe, il confronto interattivo, il coinvolgimento degli Studenti, la
loro autonomia e la molteplicità interpretativa sono i punti di forza di una strategia
formativa, che può rivelarsi molto proficua.
Condivisibile l’utilizzo delle Attività Didattiche Elettive, per consentire il lavoro in piccoli
gruppi, condizione dalla quale si prescinde difficilmente, se non con l’ausilio di applicazioni
freemium, che consentono di realizzare domande e sondaggi, sottoporli al pubblico e
visualizzare le risposte in tempo reale. Le esperienze riportate costituiscono, quindi, materiale importante, per realizzare una casistica di queste esperienze.
Il volume è, dunque, da intendersi sia come report di una attività, sia come stimolo per
condividere questo tipo di modello, replicabile anche in altri contesti.

Donatella Lippi

 

PAOLO MAZZARELLO, L’inferno sulla vetta, Bompiani, Milano, 2019, ISBN 978-8845297786

Il titolo dell’ultimo romanzo dello storico della medicina Paolo Mazzarello, L’inferno sulla vetta, sembrerebbe rinviare a quei foschi scenari di trame ambientate nella natura selvaggia delle Alpi (tanto più appassionanti quegli intrecci, quanto più ostile vi appare la natura), che si dipanano nella letteratura di autori emergenti quali Luca D’Andrea e Ilaria Tuti. Anche qui co-protagoniste sono le Alpi, in particolare quelle della Val Vigezzo e, svettanti su tutte, le Rocce del Gridone. Ma si tratta di un romanzo che nulla ha che vedere con il thriller e neppure con la science fiction, inaugurando piuttosto il genere di “romanzo scientifico”. Oltre che della storia (politica e sociale) del nostro paese a cavallo tra Otto e Novecento, è soprattutto di scienza che si parla. L’autore infatti si rifà a un ambito e a una stagione fondamentali nel processo di acculturazione e di sviluppo dell’Italia fin-de-siècle, con particolare riferimento all’ambiente pavese. I padri fondatori di “quella” biologia e di “quella” medicina praticate nell’Università di Pavia (con Golgi in testa, ma non solo lui, e il numero degli scienziati citati che gli fanno da corona è davvero immenso!) avevano avviato una profonda trasformazione nel tessuto scientifico non solo lombardo, bensì italiano e, grazie alla loro opera, molti studiosi e giovani ricercatori ora potevano guardare all’evoluzionismo darwiniano e allo sperimentalismo di Claude Bernard confrontandosi ad armi (quasi) pari. Ma è altresì d’obbligo un altro riferimento. A questo riguardo viene in mente l’ambiente di Lessico Famigliare, poiché sia la famiglia Zoja con le sue parentele e i suoi ascendenti importanti (i Cairoli, Bartolomeo Panizza) sia Filippo de Filippi, nipote dell’omonimo acceso evoluzionista, per cultura e sensibilità rassomigliavano a quella torinese di Giuseppe Levi, e non a caso l’anatomia era un altro comun denominatore. Se poi è vero, come recita l’incipit di Anna Karenina, che «Tutte le famiglie felici sono simili tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo», si può osservare che – nel caso degli Zoja – la dolorosa perdita di ben due figli, impegnati nel settembre del 1896 in un’infausta ascensione alla cima ovest del Gridone, fu vissuta con grande compostezza.

Di questo romanzo è possibile fare una ripartizione in due “corpi” sostanziali, che solleticheranno il gusto di palati fini con interessi diversificati. I primi otto capitoli sono concepiti al fine di tratteggiare (e movimentare) l’ambiente accademico pavese (collegio Ghislieri compreso) ricco di tradizioni e di storia, da Spallanzani e Scarpa fino a Golgi e allievi, con riferimenti densi alla comunità ramificata di embriologi, evoluzionisti (Haeckel in primis), zoologi, botanici ecc. non solo italiani ma appartenenti alle più importanti università europee. Non meno godibili sono i retroscena che aggiungono spezie all’austerità dei contenuti: Mazzarello è abile nel rivelare i vezzi e i vizi tipici di quel mondo (tutto il mondo è paese: le rivalità tra studiosi non risparmiavano nemmeno i più illustri). Su questo terreno si avventurava a muovere i primi passi il promettente Raffaello Zoja (Jello), il quale, nonostante la giovane età, aveva già legato il proprio nome a risultati notevoli conseguiti nelle scienze naturali. La lettura di queste prime due parti del romanzo sarà pane per i denti del lettore amante della storia della scienza, che starà ben attento a rintracciare collegamenti, alberi genealogici e ascendenze non solo di sangue, ma “di scuole”. L’ultima parte, più incalzante, si legge tutta d’un fiato. Questa sì che ricorda da vicino la scrittura di D’Andrea, e “fotografa” in maniera calligrafica gli ultimi momenti della vita dei due sventurati giovani, il graduale affievolirsi delle loro forze fino all’ultimo respiro. Ma nel libro c’è ben altro: il progresso scientifico si combina con l’ottimismo del giovane Jello, impegnato nelle lotte sociali, che pure ebbero una ricaduta negativa sulla sua carriera. Nondimeno, a lui, come a molti altri giovani del suo tempo, inscindibili dovettero apparire le idee di “scienza e socialismo”. Al suo ottimismo scientifico e sociale fa da contraltare il cinismo, o meglio l’indifferenza, della natura, che non lo risparmiò. Quella natura tanto amata (e investigata) dai personaggi di questa saga familiare è descritta da Mazzarello in modo sapiente, con una piacevole alternanza tra gli aspetti geografici e naturalistici e quelli paesaggistici e sentimentali. Infine, le pagine in cui fa da protagonista il vento nemico che d’un tratto capovolge il destino dei due fratelli quando erano ormai prossimi alla vetta, ce lo fanno sentire sulla pelle, come se anche noi fossimo lassù a lottare insieme con loro, e a incitarli a resistere. Chiude una chicca preziosa: il richiamo alla dettagliata e asettica relazione sulla funesta ascesa, che Filippo de Filippi – il più esperto del gruppo, l’unico a essersi salvato – inviò al maestro Angelo Mosso, il quale la inglobò nella sua Fisiologia dell’uomo sulle Alpi, pubblicata l’anno seguente.

Dell’amore (felice o sventurato) per le Alpi da parte degli scienziati e degli intellettuali europei è ricca la storia: a far capo dai vittoriani Leslie Stephen, John Ruskin e John Tyndall, ma ancor prima dagli Illuministi e poi dai romantici capeggiati da Goethe, la letteratura testimonia questa passione forte e continua, sovente non ricambiata. Sovviene che Oliviero Olivo, uno tra i prediletti allievi del summenzionato Giuseppe Levi (in seguito docente di Anatomia nell’ateneo bolognese) fu un provetto scalatore, ma sull’altare delle Dolomiti fu costretto a sacrificare la vita del figlio, che egli stesso aveva contagiato con il suo amore per l’alpinismo. E questo rimorso dovette accompagnarlo per sempre.

Germana Pareti



Elizabeth A. Dauncey and Sonny Larsson, Plants that Kill. A Natural History of the World’s Most Poisonous Plants. Princeton, NJ, and Oxford: Princeton University Press, 2018. ISBN: 978-0-691-17876-9.

These two large and lavishly illustrated volumes are complementary to each other: whereas the first is a history of the plant world, the second is about toxic species. How Plants Work is a step by step evolutionary of plant species, with multiple side bars on specific aspect of plants, from the phytogenetic of all the major types of plants to the origin of plant breeding or, to mention just a few, ethnobotany and the so-called Codex Badianus reporting the Aztec traditional uses of plants for both alimentary and medicinal purposes. A substantial index allows for transverse readings of this fascinating macro-history of the universe of plants. Plants that Kill is, in a certain sense, an appendix of the previous. Its general concept is very similar, as is also its abundant corpus of splendid colour illustrations. After two introductory chapters devoted to the evolutionary mechanisms that have led to the production of toxic substances and the targets of such substances in the human body, it proceeds in seven chapters each of which deals with a toxic action/a target: the cardiac system, the grain, muscles, joints and articulations, skin, the digestive system, systemic poisoning, and cell poisoning. A further chapter is about the therapeutic use of toxicity, that is, the medicinal uses of plants. Each such analytical chapter is made of a set of monographs on relevant plants that most often includes the history of the plant and its analysis in both traditional knowledge and modern science.

Alain Touwaide 

 

Joshua D. Mezrich, When Death Becomes Life. Notes from a Transplant Surgeon. New York, NY: Harper, 2019. ISBN: 978-0-06-265620-9.

Under its paradoxical title, this first-person reflection on the activity of a transplant surgeon goes together with a history of transplantation over the past century. Following the evolution of transplantation from kidney and skin to heart and liver and pancreas, it then pursues with a diptych on the two sides of transplantation: the donor and the receiver to conclude with an interrogation on the future of transplantation, including the cross-species transplantation. Chapter are built around case studies, without being, however, reports of clinical cases, but lively stories of actors interacting with each other in a dialogue that goes beyond the relationship between physician/patient. As this indicates, this is not a history of transplantation from the so-called "Miracle of the black leg" by the holy healers Kosmas and Damianos, but a witness about transplantation in the 20th century that reads as a narrative leading to a reflection on the powers and limits of current medicine

Alain Touwaide 

  

Matthew James Crawford, The Andean Wonder Drug. Cinchona Bark and Imperial Science in the Spanish Atlantic, 1630-1800. Pittsburgh: University of Pittsburgh Press, 2016. ISBN: 978-0-8229-4452-2. 

This history of the exploitation of Cinchona bark (= Cinchona officinalis L.) as an anti-malarial agent is divided into two major parts: the discovery, harvesting, and possible improvement of the plant for medical uses by the Spaniards in the Andes, and the attempts to assimilate this foreign product into the practice and theory of medicine in Spain. Interestingly enough, the analysis reaches a negative conclusion: using a natural product as an instrument of an empire did not reach the objective, but contributed, instead, to generate a botanical and medical knowledge that transcends the boundaries of polities. The narrative is followed by an important corpus of endnotes, a substantial bibliography and a detailed index allowing for transverse reading.

Alain Touwaide 

 

Thomas A. Cavanaugh, Hippocrates' Oath and Asclepius' Snake. The Birth of the Medical Profession. Oxford: Oxford University Press, 2018. ISBN: 978-0-19-067367-3.

The content of this small-size book is best expressed by its cover: whereas the illustration represents Achilles treating Telephus' wound with the spear that caused the wound, the title stresses the professional nature of medicine and refers to Hippocrates' Oath. A philosopher, Cavanaugh sees a shift from the wounder who treats the wound he inflicted, to the physician is only a healer, and even a professional one. On this basis, the author delves with great detail into the nature of the Oath, which is a proper contract that opened the medical profession to apprentices coming from non-medical families. Step by step, Cavanaugh dissects the text of the Oath to identify all its deep ramifications and its role as identifier of the medical profession. This is a book to be meditated upon rather than just read.

Alain Touwaide 



Contact Us | Privacy Statement and Cookies | About Us

MEDICINA NEI SECOLI 2016
Print ISSN: 0394-9001
Online ISSN: 2531-7288